Storia di una Chiesa... Storia di un Paese.

Il 9 novembre 1669 al cardinale Gregorio Barbarigo, ora santo, in visita pastorale a Camponogara, si presentò Domenico Baù di Cristiano, anche a nome di Bartolomeo Baù di Gaspare e di Domenico Marini di Gabriele, i quali erano stati eletti procuratori dagli uomini di Stocarè, Zaibena e Ronchi per portare al vescovo dì Padova un'istanza scritta e controfirmata dal notaio Nicolò Fincati "...affinché venga concesso di costruire un chiesa, nella quale si possa partecipare al sacrificio Eucaristico da parte degli abitanti di quelle zone contrattuali (contrade) che distano 4 miglia dalla chiesa di Gallio e gli stessi possano ricevere dal cappellano che celebrerà nella stessa chiesa altri documenti che riguardano lo spirito. Essi avevano già costituito la dote necessaria per il mantenimento della chiesa e per la giusta ricompensa al cappellano e davano assicurazione che nessun danno avrebbe patito la parrocchiale di Gallio nei suoi diritti. Il santo Cardinale, trattandosi di aumentare il culto divino e la crescita del bene delle anime, concesse la licenza a costruire la chiesa a condizione che non vi si celebrasse la S. Messa prima che non venisse visitata per suo mandato e non ne fosse stata data espressa facoltà. Neanche due anni dopo, il 4 agosto 1671, il suo cancelliere concesse al parroco di Gallio la facoltà di benedire la chiesa campestre di Stocarè "... per poter ivi celebrare la S. Messa".

stoccareddo_-1910

Quando il 20 settembre 1672 cardinale Barbarigo venne in visita pastorale a Gallio, nella chiesa di S. Giovanni Battista si celebrava già tutti i giorni festivi e quando vi tornò il 17 settembre 1687 vi s’insegnava anche la Dottrina Cristiana. Ben presto la chiesa risentì della sua disgraziata posizione. «...la sagrestia è in grave squallore sia per il luogo sia per la qualità del terreno - dirà don Adamo Pivati, che la visitò il 30 settembre 1723 per incarico del cardinale Gianfrancesco Barbarigo - infatti, è adiacente ad uno scolo montano, per cui aveva notato umidità sui paramenti sacri". Allora c'era una campana ma non si parla di campanile. Nella relazione della visita pastorale del vescovo Giustiniani, del 4 luglio 1776, si parla invece di un campanile con 2 campane. La S. Messa era ancora celebrata solo nei giorni festivi. Dopo circa altri quarant'anni, il 21 luglio 1812, con la visita pastorale del vescovo Dondi dall'Orologio, viene documentato che si celebrava messa ogni giorno. Infatti, nei documenti dello "Stato personale del Clero della città e diocesi di Padova", per l'anno 1852, è elencata la Curazia di Stoccareddo con curato nominato nel 1847. Ancora 40 anni e la visita pastorale di mons. Callegari, il 23 agosto 1888, informerà che il Curato è delegato all'amministrazione di tutti i sacramenti, eccetto il matrimonio. Nella chiesa c'è il fonte battesimale. Il cimitero, invece, è proprio in disordine.

nuova chiesa di Stoccareddo 1923...

La vecchia chiesa, con un solo altare, fu sostituita da una nuova con 3 altari , benedetta il 25 febbraio 1906. Distrutta nella guerra 1915-1918, assieme a tutto il paese è ricostruita assieme al campanile, in stile gotico alpino, su progetto dell'architetto Vincezo Bonato di Magrè di Schio. La ricostruzione, iniziata subito dopo la guerra, è finita nel 1923. Immediatamente ci si rende conto del valore artistico di questa chiesa, tanto che viene ben presto considerata “monumento di interesse nazionale” dalla Sovrintendenza dei beni Culturali dell'Impero.Ancora oggi resta unica nel Veneto, soprattutto per l’originale soluzione architettonica delle ardite capriate ogivali, che le hanno guadagnato la definizione di edificio costruito in stile "gotico alpino" che si inserisce in modo perfetto nell'ambiente che la circonda. Il 14 novembre 1951 fu costituito il beneficio richiesto e, dal 18 gennaio 1952, con territorio dismembrato dalla parrocchia di Gallio, la chiesa di Stoccareddo fu eretta, come meritava la sua bellezza e la sua gente, a Chiesa Parrocchiale.
La storia più recente della nostra Chiesa, unica nel suo genere, almeno nel Veneto, è nella nostra memoria. Nel 1956 fu sostituita la copertura del tetto che era in “eternit”, come lo erano, del resto, tutti i tetti delle case ricostrite dal 1919 nei paesi dell'Altopiano. Allora non si conosceva la pericolosità inquinante di quel materiale. Le lastre di eternit furono sostituite con lamiere zincate. Ricordiamo poi il parziale incendio del tetto dell'abside, alla vigilia di Natale 1978, con la sua riparazione pressoché istantanea, eseguita dai paesani. Infine la ristrutturazione interna, bella anche se per alcune scelte discutibile, fatta negli anni 80, per volontà del parroco don Gianfranco Lanzarin.

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